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Budapest ha subito un doppio downgrade fino a livello di "junk", spazzatura

Ungheria: democrazia a rischio

La nuova mossa autoritaria del premier ungherese Viktor Orban, che ha fatto approvare al Parlamento ungherese nuove leggi liberticide, tra le quali quella che abolisce l'indipendenza della Banca Centrale ungherese, allontana le possibilità che il popolo ungherese ottenga il salvataggio internazionale per evitare il default. Preoccupato il segretario di Stato Hillary Clinton per la degenerazione autoritaria del Paese

BUDAPEST -

Una nuova Costituzione dai marcati toni nazionalistici dal prossimo primo gennaio, un guazzabuglio di controverse riforme: in due anni, il discusso primo ministro conservatore ungherese Viktor Orban ha isolato l'Ungheria in seno all'Europa, contro gli Stati Uniti e il Fondo monetario internazionale.

Oltre alla riforma della Banca centrale, dei media, della giustizia e della legge elettorale, il governo Orban ha introdotto una legge sulla ''stabilità finanziaria'', che fissa un'aliquota fiscale unica al 16 per cento modificabile solo con i voti di due terzi del parlamento: un insieme di misure che legano le mani ad un futuro governo, anche in materia di bilancio. È infatti improbabile che un governo dell'attuale opposizione possa raggiungere una tale maggioranza in parlamento, di cui dispone il partito di Orban, il Fidesz.

Guy Verhofstadt, ex primo ministro belga e presidente dei Liberali al parlamento europeo, ritiene che la nuova Costituzione ungherese sia il ''cavallo di Troia di un sistema politico più autoritario basato sulla perpetuazione del potere di un solo partito''.

Senza dimenticare la nomina in tutti i posti chiave dell'apparato dello stato di fedelissimi di Orban. Il presidente della Banca centrale, Andras Simor, è l'ultimo ad opporsi a tale sistema. Ma per quanto tempo ancora resisterà, anche col sostegno della Banca centrale europea?

Nel settore culturale, il Fidesz non ha esitato a nominare personalità notoriamente di estrema destra, anche antisemite, mentre nei media pubblici c'è stata una serie di licenziamenti di massa di giornalisti ostili al potere, alcuni dei quali hanno effettuato uno sciopero della fame e sono stati immediatamente licenziati. Il pugno di ferro di Orban si è abbattuto anche contro l'emittente dell'opposizione 'Klubradio', cui è stata ritirata la frequenza.

Le politiche economiche 'non-ortodosse' di Orban - tasse su banche, compagnie elettriche e per le telecomunicazioni, nazionalizzazione dei fondi pensione privati - hanno fatto svalutare la moneta ungherese, il fiorino, del 20 per cento in tre mesi nei confronti dell'euro. E i titoli di stato ungheresi sono stati collocati con un rendimento di oltre il 9 per cento, anche se gli analisti ritengono che un rendimento oltre il 7 per cento non sia sostenibile.

Nonostante le critiche della comunità internazionale, ultima in ordine di tempo quella del segretario di Stato Usa Hillary Clinton, che si è detta ''preoccupata per lo stato della democrazia in Ungheria'', Orban tira dritto senza preoccuparsi apparentemente delle conseguenze per il suo Paese e il popolo ungherese. Oggi ha detto, senza mezzi termini: ''Nessuno può intervenire nel processo legislativo ungherese''.

E il parlamento ungherese ha approvato la riforma della Banca centrale (Mnb), malgrado la forte contrarietà dell'Unione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale. In discussione in parlamento ci sono anche la nuova legge sulle religioni, che riduce da 300 a 14 le comunità che beneficeranno delle sovvenzioni di stato, una legge che riduce al minimo i dibattiti in parlamento e una legge ''sui crimini comunisti'' che colpirà retroattivamente i dirigenti del Partito socialista (ex comunista), i quali hanno denunciato ''l'instaurazione di una dittatura'' da parte di Orba



Ultima Modifica: 01 gennaio 2012, 06:34